The Skin I Wear nasce da una ricerca sulla relazione profonda e personale che alcune persone instaurano con la pelle del proprio corpo tramite il tatuaggio. Nasciamo senza segni, superfici intatte e i disegni arrivano dopo, marchiando in modo permanente ciò che era neutro. Il tatuaggio diventa ornamento e atto di personalizzazione, espressione di un’individualità che si inscrive sulla propria superficie.
La pelle, oltre a essere l’organo più esteso del nostro corpo, è l’involucro che ci contiene, l’aspetto attraverso cui veniamo percepiti, l’abito che indossiamo per tutta la nostra esistenza. Questo progetto prende forma attraverso l’incontro con alcuni tatuatori, persone che fanno del proprio corpo un luogo di sperimentazione estetica, ricerca professionale e identitaria. I loro corpi diventano archivi vivi, superfici attraversate dal tempo, dall’inchiostro, dallo sguardo.
Avvicinandomi fino al dettaglio estremo, il tatuaggio perde la sua funzione narrativa e riconoscibile. Diventa astrazione. Le figure si dissolvono, le linee si spezzano, l’immagine si trasforma in materia. L’inchiostro affonda nella pelle, si espande, si consuma. La cute assorbe, si modifica. Pori, pieghe e imperfezioni dialogano con il segno inciso dagli aghi. Il tempo agisce sulla pelle così come sulle immagini che la abitano.
Attraverso un intervento digitale ho cercato di amplificare l’impatto visivo di questa relazione, evidenziando ciò che è inciso. Ciò che emerge non è più un’identità riconoscibile, ma una geografia intima e sensibile, fatta di tracce, vibrazioni, memoria. Il corpo si dissolve e resta la pelle, un archivio di tracce, tempo e memoria.