Infrascapes, è un lavoro realizzato usando una macchina fotografica digitale modificata, per ottenere immagini cromaticamente particolari, attraverso lo spettro luminoso invisibile dell’infrarosso. Un’estetica surreale per documentare alcuni punti di vista o frammenti del paesaggio, che compongono il territorioperiferico delle zone settentrionali venete del Delta del Po. Le zone soggetto di questo lavoro sono parte di un immaginario “classico” e conosciuto del paesaggio italiano, raccontato fotograficamente dal lavoro di alcuni tra i più importanti paesaggisti italiani riuniti grazie all’iniziativa di Luigi Ghirri in veste di fotografo e di curatore. Dopo la mostra collettiva: “Viaggio in Italia”, Ghirri sceglie un gruppo di fotografi tra cui Gabriele Basilico, Vincenzo Castella, Giuseppe Chiaramonte, Vittore Fossati, Guido Guidi, Mimmo Jodice…per riunirli in un nuovo lavoro collettivo che culminerà con la storica mostra fotografica del 1986, Esplorazioni sulla Via Emilia. Vedute nel paesaggio. Una mostra epocale, che prese la Via Emilia come paradigma della nuova esplorazione, un’esplorazione che avviene non più attraverso la riproposizione dell’immagine dei luoghi più noti e visitati dalla tradizione del Grand Tour, cioè monumenti o paesaggi visti come idilliache cartoline, ma quelli del vissuto e della cultura della quotidianità e del nuovo che avanza.
Contemporaneamente, gli stessi luoghi divenuti parte dell’immaginario collettivo italiano, sono meta e soggetto di Gianni Celati, scrittore di libri come "Narratori delle pianure" e "Verso la foce", in cui riporta in forma diaristica le sue impressioni durante le lunghe escursioni e le sue esperienze nell’attraversamento dei territori che costeggiano il fiume Po. Un territorio che è stato protagonista fin dall’inizio anche di quello che è stato uno dei momenti più importanti del cinema italiano, il neorealismo, che proprio con "Gente del Po", girato nel 1943, da Michelangelo Antonioni al suo esordio, inaugura la sua fortunata stagione nel cinema mondiale, accompagnato da "Ossessione" di Luchino Visconti, considerato tra primi girati del movimento neorealista o il suo precursore e "Paisà" di Roberto Rossellini, forse il neorealismo al suo apice, che si conclude con un capitolo ambientato proprio alle foci del Po.